The Terminal
luogo-nonluogo
"Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario, né relazionale, né storico, definirà un nonluogo. [...] i nonluoghi rappresentano l'epoca: ne danno una misura quantificabile ricavata addizionando [...] le vie aeree, ferroviarie, autostradali, [...] gli aereoporti, le stazioni ferroviarie, [...], i grandi spazi commerciali, [...] e infine, la complessa matassa di reti cablate o senza fili che mobilitano lo spazio extraterrestre ai fini di una comunicazione così peculiare che spesso mette l'individuo in contatto solo con un'altra immagine di se stesso".
[M. AUGE, Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, pp. 73-74.]


Sono solo e con le spalle al muro. Non posso andare avanti, non posso andare indietro, non posso fare un passo. Sono bloccato qui, mio malgrado. Mi hanno detto perchè, ma non ho capito fino in fondo. Posso dire di aver solo intuito. Perchè sono qui? Perchè mi bloccano? Perché non posso superare quella porta, come fanno tutti? Perchè tutti mi sono ostili e non si fermano a spiegare? Nella mia terra c'è guerra.. Guerra. Ieri ero lì e non c'era, oggi c'è. È incredibile come tutto possa cambiare in un attimo.. è incredibile... Non ho soldi, non ho documenti, non ho patria, secondo loro. Devo restare qui, mi hanno detto di aspettare. Quanto? Un giorno, una settimana, mesi? Nessuno può saperlo, per ora devo solo aspettare qualcosa che non dipende da me. Imparo ad adattarmi, l'attesa fa impazzire e cerco di non pensarci, mi aggiro in questo luogo pieno di gente, in cui nessuno vive se non io. Tutti sono di fretta, anche le decine, le centinaia di persone che, come me, aspettano. Aspettano di fretta, e l'attesa li rende nervosi. Aspettano una coincidenza, un ritardo da sopportare, una persona cara che rientra. Ma ti confido un segreto. Riesco a forzare l'attesa, ad ingannarla, a prendermi gioco di lei. Riesco a puntare su me stesso senza smettere mai, riesco a tener fede, a rispettarmi e a rispettare. Riesco a giocare con quel luogo senza senso che diventa casa mia, con quelle persone che non capisco, con quel mondo che vive in frenetica attesa.


(in progress)

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I micetti dello Stadio Filadelfia
(parte seconda)
la prima la trovate QUI
Finalmente ce l'abbiamo fatta!Io e un mio carissimo amico siamo riusciti ad organizzare la spedizione allo Stadio Filadelfia di Torino per andare a visitare la colonia felina che lì si è raccolta fino a contare circa settanta deliziosi micetti. Lo Stadio è una struttura ormai abbandonata a se stessa, in attesa di un fantomatico "rifacimento" che per adesso ha come biglietto da visita uno scenario che sembra una città dopo un bombardamento... ma è fra questi resti che, come potete vedere, hanno trovato rifugio e tuttora abitano (non senza difficoltà) coraggiosi e sfortunati gatti che devono la loro sopravvivenza al costante, instancabile, irriducibile e amorevole lavoro di una combattiva "gattara" e dei volontari che la coadiuvano come possono, fornendo generi di prima necessità come viveri e medicinali, e soprattutto tempo e volontà di assistenza. Un piccolo tour di immagini vi dirà più di tante parole...
L'entrata dello Stadio 

l'interno.. e come è diventato il campo di gioco

Ecco uno degli "inquilini" che troneggia presso l'ala Ovest...
lo vedete? 

qui si vede un po' meglio, intento alle sue operazioni di pulizie serali

Vi assicuro che c'è, ed è un bellissimo peloso nero e vivace!

Un altro abitante della jungla...

Non si lasciano avvicinare facilmente

Verso il "boschetto"

Un attimo prima avreste visto anche i tenerissimi cuccioli
di questa splendida mammina dal manto "tartaruga"

Per seguirli e prendersi cura di loro "a distanza", senza essere invadenti ma sempre vigili e attenti alle condizioni di salute e igieniche (per quanto si può) il lavoro è grande e richiede molte energie. Soprattutto c'è sempre bisogno di rifornimenti, anche se, nelle condizioni in cui è ora lo Stadio, la natura fa il suo corso e l'istinto di cacciatori permette loro di trovare anche cibo "naturale". Ma il rapporto è troppo sbilanciato, soprattutto per i più piccoli, della cui sterilizzazione (quando si riesce a prenderli) si è finora occupata di tasca propria questa "stella" dei micetti granata. Rinnovo dunque l'appello... qualsiasi tipo di contributo non può che essere un GRANDE aiuto. Questa "gattara" ha già fatto tanto, e la sua pazienza e il suo amore stanno riuscendo a coinvolgere istituzioni come i Vigili Urbani - che devono intervenire da quando alcuni padroni di cani avevano adottato lo Stadio come terreno di battuta per i loro "pargoli", sguinzagliandoli in una scellerata "caccia al gatto". Ma soprattutto pare che sia riuscita a sensibilizzare gli organi competenti alla ricostruzione dello Stadio, che le hanno promesso - sperando che mantengano l'impegno - di realizzare un'area "dedicata" che funga come punto di riferimento per questi gatti di città che altrimenti non saprebbero come sopravvivere...
a meno che qualcuno non li adotti! 
Pensateci, se siete in zona... per contribuire a un mondo migliore, con più attenzione per imeno fortunati di tutte le specie e razze, non è necessario compiere sempre dei gesti eclatanti. A volte, a piccoli passi, si compiono percorsi più lunghi e soprattutto si costruiscono strade più solide...
Capito l'antifona?

__ViktorNavorski__
ha
osservato il volo alle 21:33
scambio di idee --->"Popup"commenti (20)
